Il territorio

Dotata di una bellezza unica, in grado di sorprendere con la vastità dei suoi territori, la Basilicata è una terra magica ricca di storia e cultura.

Un luogo eterno.

Le tappe del viaggio alla scoperta della Terra Madre

Maratea

Sarconi

Calvello

Montemurro

Tursi

Grumento Nova

Rotondella

San Fele

Baragiano

Moliterno

Tricarico

Craco

Pisticci

Armento

Matera

Spinoso

Castelmezzano

Pietrapertosa

Viggiano

La poesia dei figli
di Mater Lucania

Rocco Scotellaro, Leonardo Sinisgalli, quanti illustri figli, Mater Lucania! Tra i molti nomi del panorama letterario ed artistico lucano ci si sofferma in particolare su due autori: Albino Pierro e Carlo Levi. Qualcosa di profondo li accomuna ai due autori di Mater Lucania: il legame indissolubile che li unisce a questa terra, figli diversi, differenti nelle epoche e nella storia, eppure figli della stessa madre. Nasce spontaneamente il parallelismo tra i due scrittori e i due musicisti. Per Vincenzo Bavuso, Armento è “A terra d’uricorde”, come fu Tursi per Albino Pierro. Antonio Onorato, di origini diverse da quelle lucane,
conosce questa terra e se ne innamora come fece Carlo Levi, che nonostante l’esilio carpì l’essenza più vera della
Basilicata, scoprendo “la Lucania che c’é in ciascuno di noi”. L’amore profondo di Pierro per la sua Tursi lo vide giovane e curioso di conoscere “quell’altra lingua”, il caro dialetto della Rabatana che mai abbandonerà la sua poesia. “Ma io voglio bene alla Rabatana/ perchè c’è morta la mamma mia./ La portarono bianca sopra la sedia/ con me nella fasce come una madonna/ con il bambinello in braccio”. “Ancora oggi, quando torno a Tursi, incontro vecchiette che mi ricordano il debito: Don Albine’, io vi ho dato il latte”.
Sono le parole accorate di un figlio, il cuore rivolto alla propria madre, alla propria terra.

Attraverso la sua poesia dialettale ripercorre il tempo dell’infanzia trascorsa a Tursi ed è fervido in lui il ricordo quanto il dolore di averla lasciata per seguire il proprio destino. Aliano, la magia delle “case con gli occhi” tanto care a Levi e l’ impressione costante che i personaggi di Cristo si è fermato ad Eboli aleggino ancora tra quelle strade. Quanto fascino e magnetismo in terra lucana, tanto da influenzare Carlo Levi non solo come autore di testi: la sua pittura si plasma ad immagine e somiglianza di questa terra, divenendo rigorosa, essenziale, realistica. Allo stesso modo, la Lucania traspare nei racconti e nei personaggi di Cristo si è fermato ad Eboli, in un ritratto di quella civiltà contadina fatto di parole forti e di colori spenti. Un torinese, un cittadino, un medico costretto all’esilio in terra lucana, prima a Grassano e poi ad Aliano. Sebbene una volta libero sia tornato alla sua vita ed alla sua città, Carlo Levi non dimentica. Il suo cuore è rimasto in qualche modo ad Aliano ed è lì che il suo cuore esprime di voler far ritorno al termine della sua vita terrena. Mater Lucania sa essere talvolta una madre rigorosa con la quale può esser difficile convivere. È il rapporto conflittuale, ma al tempo stesso profondo e amorevole, che lega ogni figlio alla propria madre eppure, nonostante ciò, non si riesce a stare lontani da lei, non si riesce a dimenticarla, sfortunatamente non si può non averla per sempre nel cuore.

L’arpa dei musicanti
di Viggiano

I poveri e vagabondi musicanti viggianesi compivano viaggi non certo confortevoli, spostandosi in lungo e in largo alla scoperta di nuovi paesi e alla ricerca di fortuna, armati della loro “arpicedda”. Lo strumento che li accompagnava nelle loro emigrazioni era l’arpa portativa, un tipo di strumento a corde ricavato dal pero selvatico che cresce sull’Appennino lucano, più leggera rispetto a quella classica, per questo più adatta ai lunghi peregrinaggi deimusicanti. L’usanza di lasciare la propria terra, per dirigersi altrove – inizialmente nel napoletano, in occasione delle Novene natalizie, poi, anche in luoghi più remoti risale al 1700, quando si registrano le prime documentazioni relative agli spostamenti dei musicanti. Il binomio, viaggio e musica, venne condensato nel celebre aforisma del poeta arianese Pietro Paolo Parzanese: “Ho l’arpa al collo, son viggianese; tutta la terra è il mio paese”. Partiti con lo scopo di tentare la fortuna, di emanciparsi dalla miseria e dalla povertà del loro piccolo centro, finirono col diventare esportatori di una tradizione musicale e popolare che ancora oggi fa parlare di sé, in Italia e all’estero.

Gli arpisti viggianesi erano analfabeti. Non solo non sapevano leggere e scrivere, ma non conoscevano nemmeno la musica. I più suonavano ad orecchio. La loro arte, però, era apprezzata ovunque si fermassero a suonare. Le piazze d’Europa risuonavano non solo delle musiche locali viggianesi, ma anche delle celebri arie delle grandi opere, come quelle di Verdi e di Rossini, rese note proprio grazie alle riproposizioni originali degli arpisti. Al rientro dai grandi viaggi, i musicanti viggianesi tornavano con qualche soldo in tasca. Con il loro spirito imprenditoriale e alla mentalità aperta e progressista, fecero fruttare al meglio i loro guadagni, investendo per la crescita del paese e riparando le loro abitazioni, in gran parte rovinate o rase al suolo dal terremoto del 1857, tanto da dare vita al detto “Viggian proprio per l’Arpa si ha mutato in casa ogni tugurio”. Dedicata alla Madonna della Stella, del vicino comune di Armento é, non a caso, uno dei brani di Onorato e Bavuso: il culto religioso e la spiritualità gli stessi motori che spingevano i musicisti di Viggiano a migrare con le loro arpe rappresentano l’elemento chiave alla base del viaggio di Mater Lucania

Il carnevale
di Tricarico

Campana viene da Campania, antico nome della Terra di Lavoro presso Napoli, dove venne per la prima volta costruita e poi adoperata per usi sacri dal vescovo San Paolino. Strumento legato dunque alla terra, ma anche alla tradizione liturgica, che rivive ai nostri giorni nel rito tradizionale della Festa del Campanaccio di San Mauro Forte e nel Carnevale di Tricarico. La campana, con l’eco del suo scoccare puntuale, investe il paesaggio lucano di un tempo unico e universale, assoluto, scandisce il ritmo naturale della terra e allo stesso tempo batte, come cuore pulsante, la melodia arcana di un passato che è ancora presente, le cui radici vengono costantemente ricercate nella sperimentazione musicale di Bavuso e Onorato. L’iter sonoro dell’album segue passo dopo passo le più antiche tradizioni lucane, che vengono rievocate nelle atmosfere di ogni singola traccia. In particolare, Meriggio e Capodiferro sembrano collegarsi direttamente alla delicata follia del rituale carnascialesco, facendo di Mater Lucania un omaggio al mito della fertilità che è proprio di ogni Carnevale e in particolare di quello tricarichese. Qui, il 17 gennaio, i fedeli, riuniti attorno alla chiesa, ricordano il Santo Abate, protettore degli animali, indossando colorate maschere rappresentanti mucche e tori.

Così, Carlo Levi ripercorre la straordinaria atmosfera di questa festività:
“Andai apposta a Tricàrico, con Rocco Scotellaro.  Il paese era svegliato, a notte ancora fonda, da un rumore arcaico, di battiti di strumenti cavi di legno, come campane fessurate: un rumore di foresta primitiva che entrava nelle viscere come un richiamo infinitamente remoto; e tutti salivano sul monte, uomini e animali, fino alla Cappella alta sulla cima / qui venivano portati gli animali, che giravano tre volte attorno al luogo sacro, e vi entravano, e venivano benedetti nella messa, con una totale coincidenza del rituale arcaico e magico con quello cattolico assimilante”.
Difficile non cogliere un nesso con il mito dionisiaco greco, il sacro vorticismo menadico e la pazzia delle Pretidi , le figlie di Preto che, colte da una maledizione divina, colpivano i viandanti con fare selvaggio. Un rituale che si colloca ai limiti della cultura cristiana e lucana e si colora delle più arcane origini elleniche, nel suo frenetico spirito dionisiaco dell’irrazionale, del caos, della terra, del tamburo (o il campanaccio?) e dalla musicalità estrema.

Il backstage del progetto

Mater Lucania è un road movie, realizzato con tecniche di riprese che mettono in risalto il
viaggio in macchina dei due protagonisti
all’interno dei passaggi della Lucania.

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Il backstage del progetto

Mater Lucania è un road movie, realizzato con tecniche di riprese che mettono in risalto il viaggio in macchina dei due protagonisti all’interno dei passaggi della Lucania.

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